Porta Aperta sulla gara della Prefettura di Modena per l’accoglienza dei richiedenti protezione umanitaria

In merito alla gara della Prefettura di Modena per l’accoglienza dei richiedenti protezione umanitaria, Luca Barbari, presidente dell’associazione Porta Aperta, uno degli organismi che ha partecipato, ieri in sede di Assemblea dei soci volontari ha sottolineato: “Abbiamo scelto di partecipare per 40 posti per rimanere fedeli, anche nelle attuali condizioni, alla missione principale di Porta Aperta, che rimane l’accoglienza dei poveri e specialmente di chi è in maggiore difficoltà. Ci siamo messi dalla parte delle persone accolte per garantire loro continuità, tenendo presente che abbiamo a che fare anche con delle famiglie. Guardiamo prima di tutto alle loro storie di vita e nel nostro piccolo cerchiamo di fare un pezzo di strada insieme per dare un aiuto a superare le difficoltà e sofferenze e crescere in umanità e solidarietà.

Detto questo non sottovalutiamo gli aspetti critici del bando, soprattutto laddove sono stati eliminati i servizi educativi e di accompagnamento e la riduzione dei contributi non allineati ai prezzi di mercato modenesi”.

Garantire, a fatica, solo l’alloggio e il vitto senza investire nell’integrazione dei richiedenti protezione umanitaria sul territorio, rischia di far perdere al nostro territorio un’opportunità importante per il nostro tessuto sociale ed economico. Servizi come la ricerca attiva del lavoro, l’inserimento scolastico, la formazione professionale,  che per altro Porta Aperta garantisce a tutte le persone di cui si fa carico, sono le reali condizioni per l’integrazione, così come per uscire dalla marginalità sociale.

“Mentre confermiamo la nostra collaborazione, invitiamo le istituzioni a rivedere l’impostazione che si va affermando, a partire dalle buone prassi che in questi anni abbiamo insieme praticato, ma imparando anche dalle difficoltà che abbiamo incontrato, per affermare un modello di intervento sociale che vada bene per tutti e, in questo modo, migliorare la coesione sociale della nostra città”.

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