Giorgio: Mi piace pensare che quello che porto possa essere utile a qualcuno

Giorgio Ghini, 51 anni, operatore socio assistenziale in un centro semiresidenziale di bassa soglia per tossicodipendenti attivi e un assiduo frequentatore del mercatino l’Arca di Porta Aperta, dove dona periodicamente indumenti e oggetti che poi vengono rivenduti a prezzi modici alla cittadinanza che ne ha bisogno.
di Laura Solieri 
“Sempre all’Arca – racconta Giorgio – faccio acquisti per il centro dove lavoro, e mi è capitato di portare lì un ragazzo disabile a fare volontariato per un lungo periodo.
Sempre per Porta Aperta – prosegue Giorgio – ho fatto il giro con l’unità di strada che va a trovare i senza dimora che vivono in vari luoghi della città per portare qualche genere di conforto e, in generale, aderisco sempre volentieri ai momenti di preghiera e di condivisione proposti dall’associazione”.
Giorgio racconta di aver conosciuto la nostra associazione tramite il suo lavoro precedente al SIL, in quanto aveva diversi utenti in comune da seguire con Porta Aperta e soprattutto perché conosceva bene il “nostro” Franco Messora.
“Di Porta Aperta mi piace il fatto che si occupa degli ultimissimi. Mi piace pensare che quello che io porto (cose materiali, presenza e preghiere) possa essere utile a qualcuno che ne ha bisogno e che vive una situazione di marginalità sociale e di necessità economica. Condividere tempo e averi con chi ne ha meno e applicare un senso di solidarietà fraterna che tenda verso maggiore giustizia nei confronti del prossimo è un’azione importante e, a Porta Aperta, ci possono essere diversi modi per poter applicare queste idee.
Praticare accoglienza nel 2020 significa cercare di uscire da un mondo chiuso, che può far nascere paure e pregiudizi nei confronti degli altri, dei poveri e creare occasioni di conoscenza e di interscambio. Tendere la mano a chi può aver bisogno, scambiare una parola con tutti e fare un sorriso a chi si vede solo”.

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