Matteo

Foto di archivio - credits Luigi Ottani

Matteo ha 50 anni e viene da Modena.
Per tutta la vita ha creduto nel lavoro, nell’impegno, nel fare le cose con le proprie mani. Diplomato geometra e laureato in Giurisprudenza, ha costruito – letteralmente – il proprio futuro: una piccola impresa edile.

«Avevo avviato un’azienda nella quale credevo tantissimo – racconta – al punto da espormi pesantemente con le banche. Ci ho investito tutto quello che avevo. E ho fatto male i conti».

Poi sono arrivati i debiti, le difficoltà, le rate che non riusciva più a pagare. La banca si è ripresa tutto: l’azienda, la casa, la famiglia. Elena, sua moglie, non ha retto quella situazione. È andata via con il figlio adolescente, lasciando Matteo in una solitudine assordante.

Oggi Matteo vive in strada. Ogni giorno si affida ai pasti caldi di Porta Aperta e alla speranza di ritrovare, un giorno, una nuova possibilità. «I miei genitori non ci sono più, non ho fratelli né sorelle. E gli amici… beh, quando cadi, ti accorgi che spesso ne rimangono pochi. Anzi, nessuno».

Eppure nei suoi occhi c’è ancora forza, quella di chi non vuole arrendersi del tutto, di chi sogna ancora di ricostruire anche solo un piccolo pezzo di sé.

Khady

Foto di archivio - credits Luigi Ottani

Khady ha circa quarant’anni e viene dal Senegal.
Per anni ha lavorato nel mondo della moda, curando vetrine per grandi firme milanesi e girando l’Europa con la sua passione per la bellezza, i dettagli, la cura.

Poi, improvvisamente, il suo cuore ha iniziato a rallentare. Un grave problema cardiaco lo ha costretto a fermarsi, a lasciare il lavoro e, con il tempo, anche la casa. «Ero solo in Italia – racconta – senza parenti, senza amici, senza reddito. E così mi sono ritrovato a vivere in strada, arrangiandomi come posso».

Oggi Khady non ha un tetto sopra la testa, ma non ha mai perso la sua eleganza. Ogni giorno si presenta ordinato, curato, impeccabile. Gli abiti ricevuti in dono da Porta Aperta non sono per lui semplici vestiti: sono il suo personale modo di stare bene, di sentirsi a proprio agio, di ricordarsi chi è.

«Dopo aver lavorato nel mondo del lusso, è difficile accettare questa nuova vita. Non sopporto l’idea di apparire trasandato. Non è da me. A Porta Aperta posso mangiare, curarmi, lavarmi e vestirmi con dignità. Almeno questo, nessuno può portarmelo via».

Tutto in Khady – nella camicia dentro ai pantaloni, nella sciarpa attorno al collo – ricorda la sua passione per la bellezza, i dettagli, la cura. Tutto in lui ricorda chi è.

Amadou

Foto di archivio - credits Luigi Ottani

Amadou viene dalla Guinea.
Dopo aver completato la scuola dell’obbligo, lavora per anni come piastrellista. Ma il suo lavoro non basta a sostenere se stesso e le sue due sorelle, e così – come tanti, in cerca di una vita migliore – decide di affrontare un viaggio lungo, difficile, pieno di incognite, verso l’Europa.

Dopo un mese intero di viaggio in autobus, raggiunge la Libia. «Ho trascorso quattro lunghi mesi lì – racconta – e sono stati i più duri della mia vita. Ci maltrattavano ogni giorno, senza risparmiare nessuno. Ma non potevo tornare indietro».

Un giorno, finalmente, arriva il momento di partire e di affrontare la traversata verso l’Italia su un barcone. Amadou sbarca a Taranto, poi raggiunge Foggia, dove lavora nei campi. Quando anche quel lavoro finisce, arriva a Modena, deciso a ricominciare ancora una volta.

Oggi ha un permesso di soggiorno, un passaporto, e sta facendo un periodo di prova in una multinazionale: «Spero tanto che mi prendano – dice con un sorriso timido. Al momento dormo in strada e mi lavo tutti i giorni a Porta Aperta, perché non posso permettermi un affitto. Ma non importa, la vita va così: quando guadagnerò, tutto andrà meglio. A questo mondo, bisogna solo avere tanta pazienza e non bisogna mai abbattersi. Se non fossi convinto di questo, a quest’ora non sarei qui a raccontarvi la mia storia».

Ogni giorno Amadou continua a credere nella possibilità di una vita migliore.

Porta Aperta a fianco delle persone che vivono in strada

Quella di Matteo, Khady, Amadou è una vita sofferta, fragile, invisibile, sospesa, ferita, ma pur sempre una vita! E Porta Aperta opera, ogni giorno, per difendere questa vita, per custodirne la dignità e per costruire un presente e un futuro migliori.

Sono diversi i servizi che Porta Aperta offre a chi vive in strada, dall’Avvocato di strada per garantire consulenza legale e amministrativa all’Ambulatorio medico, per assicurare il diritto alla salute; dall’Unità di strada, per portare aiuto e sostegno là dove le persone vivono ai servizi di prima accoglienza (mensa, docce, distribuzione vestiti) per rispondere ai bisogni primari.

Anche tu puoi contribuire a custodire la vita di Matteo, Khady, Amadou e costruire un presente e un futuro migliori, per loro e con loro!

PUOI DONARE
  • online, con carta di credito, direttamente con il box donazione che trovi in questa pagina
  • con bollettino postale
    Conto corrente postale: 000018048413
    intestato a: Associazione di Volontariato Porta Aperta
    causale: Dove c’è più bisogno
  • con bonifico bancario
    presso EMILBANCA
    IBAN: IT 66 M 07072 12901 000000038954
    intestato a: Associazione di Volontariato Porta Aperta
    causale: Dove c’è più bisogno