Ci sono storie, molte purtroppo, che occorre leggere, conoscere, affrontare. Per vivere meglio il territorio in cui abitiamo, comprendere le dinamiche di una società, la nostra, in continua evoluzione, interpretare con più consapevolezza il presente storico che attraversiamo. Ali, Usman e Bilal (nomi di fantasia) sono tre giovani tra i 20 e i 30 anni, da poco arrivati a Modena, ospiti presso l’associazione Porta Aperta.
Sono tutti e tre originari del Pakistan, e si sono conosciuti in Libia dove hanno trascorso chi un anno, chi due, prima di poter arrivare in Italia. I tre ragazzi raccontano di essere fuggiti dal loro Paese dove a causa della presenza dei talebani nella zona in cui abitavano, non era più possibile continuare a vivere. «I talebani hanno distrutto le nostre case, non ci è rimasto più niente» dicono i giovani. Usman racconta di aver perso la moglie e i genitori per mano dei talebani, così come Bilal dice di aver visto uccidere i suoi fratelli, che collaboravano con una ong nella costruzione di scuole. Anche lui è rimasto ferito: mostra la cicatrice che ha sul palmo della mano destra, attraversata da uno sparo di pistola.
Ali faceva il sarto: riferisce che un giorno i talebani gli hanno chiesto di confezionare delle uniformi militari, lui si è opposto e per questo è stato emesso un mandato di cattura nei suoi confronti che lo ha costretto a fuggire. Qui in Italia, a Modena, nessuno di loro ha una rete amicale né familiare di riferimento, sono soli, non conoscono la lingua, hanno bisogno di lavorare. «I pochi soldi che avevamo messo da parte, ci sono stati sottratti dalla mafia libica» dicono i tre ragazzi. Ali racconta l’orrore della permanenza in Libia, mostrando segni di sopruso sul corpo: «Le mie braccia sono oggi così, perché in Libia non mangiavo per giorni, vivevo nella sporcizia e quando mi davano un po’ di acqua per lavarmi, era acqua sporchissima. Mi hanno staccato le unghie, il segno che vedete qui sul sopracciglio è un segno di percosse…». Per il futuro hanno tutti e tre lo stesso sogno: «Lavorare, ricevere uno stipendio decente, mangiare e lavarci tutti i giorni» dicono senza esitazione.
A Porta Aperta saranno accompagnati dagli educatori in tutte le pratiche burocratiche necessarie, nella ricerca di un lavoro, frequenteranno la scuola di italiano e per loro speriamo inizi presto una nuova fase della vita, più serena e sicura. Sono tante le storie di marginalità che senza accorgercene attraversano le strade che percorriamo tutti i giorni nella nostra vita quotidiana. Un altro dramma, molto legato alla calda stagione estiva, è quello di chi vive in strada e non ha la possibilità di farsi una doccia: ogni mattina, prima di iniziare la nostra giornata, quello che di solito facciamo è lavarci i denti, il volto, fare la doccia. Crediamo sia la normalità ma non per tutti è possibile.
A Modena, per chi non ha una casa, c’è Porta Aperta con il suo servizio docce, l’unico di questo tipo in città a garantire ogni giorno una risposta il più efficiente e dignitosa possibile a chi ha bisogno. Nei mesi estivi aumenta la sua attività, passando da 40 a 60 docce offerte gratuitamente tutti i giorni, per un totale di 5500 docce nel periodo estivo. Per continuare a garantire il servizio, Porta Aperta ha lanciato la campagna di raccolta fondi “Posso farmi una doccia?” rivolta a tutta la cittadinanza.
È possibile donare online sul sito www.portaapertamodena.it; con bonifico bancario presso Emilbanca (Iban: IT 66 M 07072 12901 000000038954 intestato a: Associazione di Volontariato Porta Aperta, causale: Estate 2025); con bollettino postale (conto corrente postale: 000018048413 intestato a Associazione di Volontariato Porta Aperta causale: Estate 2025).
Laura Solieri, Gazzetta di Modena 12 agosto 2025


