Il tirocinio di Sara a Porta Aperta: una bella esperienza di crescita e consapevolezza

Sara, raccontaci di te e di come hai conosciuto Porta Aperta
Mi chiamo Sara Crocioni, ho 22 anni, sono nata e vivo a Roma dove ho conseguito il diploma di laurea triennale in “Cooperazione Internazionale e Sviluppo” presso La Sapienza. Attualmente frequento il corso di laurea magistrale “Ethnic and Migration Studies” presso l’università svedese Linkoping University. Il mio interesse per l’ambito sociale mi ha guidato nella scelta di questo percorso universitario e contemporaneamente a dedicare parte del mio tempo libero al volontariato.
Il mio corso di studi prevede un tirocinio curriculare in ambito migratorio. Tramite mia sorella, che ha svolto volontariato aziendale presso Porta Aperta, sono venuta a conoscenza dell’organizzazione. Essendo particolarmente interessata al tema della protezione internazionale, ho deciso di fare richiesta per un tirocinio universitario nell’area richiedenti asilo.

Che tipo di esperienza hai svolto in associazione, per quanto e di cosa ti sei occupata nello specifico?
Il mio tirocinio è iniziato a metà giugno 2023 ed è terminato il 15 settembre 2023, per un totale di circa 200 ore. Durante questi mesi ho svolto diverse attività, ma mi sono prevalentemente occupata dell’insegnamento della lingua italiana ai ragazzi ospitati dalla struttura. Il progetto “Conversiamo” prevede lezioni di italiano quattro giorni a settimana con l’obiettivo di accelerare la loro integrazione e favorire la loro autonomia, la quale parte soprattutto attraverso la conoscenza linguistica. Nel primo mese di tirocinio ho anche dedicato parte del mio tempo a “Area del Dono”, ovvero all’area raccolta fondi. In questo ambito mi sono occupata della progettazione di bomboniere solidali per l’associazione.

Cosa ti è piaciuto di più di questa esperienza e cosa magari non ti aspettavi da questa esperienza che invece hai vissuto?
Durante il mio tirocinio, grazie a “Conversiamo”, ho avuto la possibilità di stare a stretto contatto con molti dei ragazzi, richiedenti asilo, ospitati dalla struttura. Sono sicura che mi hanno insegnato molto più di quanto io possa aver insegnato loro. 
Sono rimasta colpita dalla loro forza di volontà, dall’impegno, perseveranza e positività con cui affrontano le giornate della loro nuova vita. La loro cordialità, tradotta in gesti semplici come quello di salutarmi con delle brevi lettere alla fine dell’esperienza, e l’apertura al dialogo sono per me stati essenziali e li ricorderò come la parte più bella della mia esperienza.  È bastato mettere a disposizione un po’ del mio tempo per avere in cambio tante emozioni. Il tirocinio è stato per me un’esperienza assolutamente positiva; mi ha coinvolto così tanto da spingermi a dedicare parte del mio tempo libero anche al volontariato nella mensa dell’organizzazione. Ho scoperto che Porta Aperta è molto più che un CAS, ma è una vera istituzione del territorio modenese al fianco dei più fragili. Accoglie chi ha bisogno e lo fa senza giudizio e senza compassione, ma con passione e cura.
L’altro aspetto che mi ha colpito positivamente è sicuramente il coinvolgimento di tantissimi cittadini, di tante realtà e aziende del territorio disposti a dare il loro tempo e il loro contributo per una causa così importante. Tantissimi, infatti, sono i volontari che contribuiscono ai vari progetti: dai più giovani, ai pensionati, dagli scout, ai volontari aziendali. Tutti possono, grazie a Porta Aperta, contribuire al cambiamento.

Cosa vuol dire per te essere cittadina attiva?
A mio parere la cittadinanza attiva si compone di diversi elementi: informazione, cura e azione. Informazione, cioè essere consapevoli dei propri diritti e doveri ed essere aperti a scoprire ciò che è nuovo. Cura dell’ambiente che ci circonda, comprese le persone che ne fanno parte. Azione concreta a favore dei soggetti più fragili e il loro accompagnamento verso la piena consapevolezza dei propri diritti. Essere cittadina attiva è una mia priorità, ma soprattutto una mia passione. Per definirsi cittadini attivi non serve essere un eroe o avere una laurea. A mio parere, essere cittadini attivi è semplice e a Porta Aperta ne ho visti molteplici esempi. Vedo cittadini attivi nei pensionati che dedicano il loro tempo ad insegnare la lingua italiana agli stranieri, vedo cittadini attivi tra i richiedenti asilo che dedicano il loro tempo al mercatino dell’usato e alla mensa, vedo cittadini attivi nei civilisti sempre pronti ad imparare, vedo cittadini attivi nei medici che aiutano volontariamente in ambulatorio, vedo cittadini attivi nei dipendenti dell’associazione che sono sempre pronti ad includere tutti nei vari progetti facendoli sentire sempre partecipi e accolti. Vedo cittadini attivi a Porta Aperta come li ho visti altrove e ognuno sta contribuendo nel proprio piccolo ad un cambiamento più grande che deve essere costruito pezzo dopo pezzo, come un grande puzzle. 

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