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Modena tende la mano all’Ucraina: due professioniste di medicina riabilitativa accolte all’ospedale di Baggiovara e al Policlinico

Grazie alla regia di Porta Aperta, le dottoresse Khrystyna Kucher e Svitlana Malaniak provenienti da Noviy Rozdil hanno potuto osservare le attività delle strutture dell’AOU, in modo da riportare in patria conoscenze da mettere in pratica già nel corso del periodo bellico

Si chiamano Khrystyna Kucher e Svitlana Malaniak: sono due professioniste della sanità ucraina che l’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Modena, supportando un progetto dell’Associazione Porta Aperta, ha ospitato per una settimana nei presidi di Baggiovara e del Policlinico. Nel periodo dal 10 al 14 luglio, infatti, hanno potuto frequentare i due ospedali e in modo particolare i reparti dove si tengono le attività di medicina riabilitativa delle quali le due ospiti sono specializzate: la dottoressa Kucher è infatti un medico fisiatra e neuropatologa, la dottoressa Malaniak è una fisioterapista.  La loro struttura di base è l’ospedale cittadino di Noviy Rozdil, località di circa 35mila abitanti posizionata a 40 chilometri a sud di Leopoli, nella zona occidentale dell’Ucraina. In questa cittadina, nelle settimane immediatamente successive all’invasione russa, si è concentrata l’attività della Onlus modenese Porta Aperta che, dopo alcune missioni umanitarie, è andata oltre costruendo un progetto per portare expertise al personale medico e sanitario del posto. La sinergia con l’AOU è stata concretizzata nel giro di poche settimane e in questo modo le due professioniste sono potute arrivare a Modena già nel corso di questo mese. 

«Abbiamo stilato un programma con la Dottoressa Giovanna Fabbri, dirigente facente funzione di questa unità di medicina riabilitativa, in modo da permettere alle professioniste ucraine di cogliere le informazioni maggiormente utili per loro negli ambiti in cui lavoriamo. – spiega la Dottoressa Paola Cavallini, fisioterapista e coordinatrice del personale riabilitativo dell’U.O. Medicina Riabilitativa dell’AOU – La maggior parte del tempo si è sviluppata nei locali della nostra unità operativa, nelle palestre a fianco del reparto che accolgono i pazienti degenti con esiti di lesioni neurologiche e negli ambulatori del piano sottostante dove vengono trattati pazienti con esiti di patologie ortopediche: post chirurgiche, post-traumatiche o neurologiche . Le dottoresse Kucher e Msalaniak hanno frequentato i locali della terapia occupazionale dove hanno svolto attività di compresenza con pazienti in esiti di grave cerebro-lesione e il laboratorio per lo studio e il trattamento della spasticità: LAM. La loro frequenza si è svolta anche negli studi di riabilitazione della mano, presso il policlinico, diretta dal Dottor Danilo Donati, nelle unità operative di Ortogeriatria di Baggiovara e di Ortopedia di entrambi i presidi ospedalieri.  Abbiamo cercato di offrire loro le maggiori opportunità di formazione per poi portarle nel loro Paese».

«Questa iniziativa nasce all’interno di un progetto di aiuto da parte della nostra associazione nei confronti della comunità di Noviy Rozdil, oggetto di tre nostre missioni – illustra il Dottor Giuliano Venturelli, medico volontario di Porta Aperta e responsabile del Centro Salute del Migrante e del Senza Fissa Dimora di Modena – tramite le quali abbiamo già portato alimenti, farmaci e un generatore di corrente elettrica. Nell’ultima spedizione abbiamo appreso che l’ospedale doveva istituire un reparto di riabilitazione, non ancora presente. Per cui spontaneamente abbiamo pensato che, ancor più importante di portare aiuti materiali in loco, fosse il creare un’occasione di crescita professionale e culturale nell’attività medica e fisioterapica. Da qui è nato questo progetto per il quale devo ringraziare l’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Modena. che ha autorizzato la presenza di queste persone nei reparti di riabilitazione sia del Policlinico che dell’Ospedale Civile di Baggiovara».

Porta Aperta si è fatta carico dell’accoglienza delle due professioniste di Noviy Rozdil. «Le dottoresse sono state ospitate presso la nostra struttura – sono le parole di Mariangela Leonetti, fundraiser dell’ufficio raccolta fondi dell’associazione – abbiamo fatto di tutto con i nostri medici volontari per offrire loro il meglio, anche terminato il loro percorso all’interno dell’ospedale. Abbiamo organizzato infatti anche delle attività come cene e visite turistiche. Quest’azione si inserisce in un percorso di aiuto alla popolazione ucraina molto più vasto. Porta Aperta si è prodigata immediatamente allo scoppio del conflitto con raccolte alimentari inviate in loco in collaborazione con la Croce Rossa Italiana, si è attivato anche l’emporio sociale Portobello dove ci siamo ritrovati da una settimana all’altra ad assistere quasi 300 famiglie ucraine fuggite dal conflitto, assistendole al meglio per la distribuzione di farmaci e l’orientamento ai servizi offerti dalla città di Modena. Porta Aperta aiuta non solo a livello di cibo e accoglienza, ma ha introdotto questo percorso creando un filo rosso nelle azioni di supporto alla popolazione ucraina».

Molto emozionate le due ospiti ucraine al momento del loro ritorno nel Paese di origine. «Io e la mia collega vogliamo ringraziare tutti per averci concesso la possibilità di visitare i reparti dei due ospedali – sono le parole della Dottoressa Khrystyna Kucher – esprimiamo il nostro sincero ringraziamento a Giuliano Venturelli per l’organizzazione del nostro viaggio e ai responsabili di Porta Aperta per l’opportunità. Nei reparti di riabilitazione abbiamo avuto modo di conoscere la struttura del lavoro, che indubbiamente cercheremo di adottare perché al momento il nostro ospedale non è ancora pensato e organizzato in questo modo. Sicuramente mettere a frutto questa esperienza nella nostra pratica. Abbiamo gradito molto il soggiorno a Modena, abbiamo affrontato una varietà di argomenti neurologici e ortopedici. Siamo rimaste molto colpite dalla chirurgia della mano per la sua specializzazione e molto probabilmente lavoreremo, in questa direzione, per l’ampliamento del nostro servizio, in modo che anche nella nostra piccola città si possano creare le condizioni per pazienti di questo tipo e per un generale miglioramento del nostro ospedale. Speriamo ci possa essere una nuova occasione di interscambio di esperienze».

«Le conoscenze acquisite sono indubbiamente molto importanti per noi – le fa eco la Dottoressa Svitlana Malaniak – poiché la terapia fisica sta solo adesso iniziando a funzionare nel nostro ospedale. Avevamo già molte conoscenze ma ne abbiamo acquisite di ulteriori in questo viaggio. Siamo rimaste molto colpite dal lavoro coordinato di tutto l’ospedale. Considerato che questo tipo di terapie è stato introdotto nel nostro nosocomio solo da poco, ci sono molte carenze e da questa esperienza restituiremo quanto appreso alla nostra direzione per poter organizzare al meglio il lavoro futuro. Grazie mille a Paola Cavallini che in tempi così brevi ha saputo organizzare così tante visite da cui apprendere tutta una serie di informazioni da applicare sicuramente nel nostro operato quotidiano migliorando la qualità del nostro ospedale».

I ringraziamenti sono stati ricambiati dall’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Modena. «Abbiamo avuto l’opportunità di incontrare e interagire con colleghi ucraini che seppur giovani hanno dimostrato un’impressionante dedizione e passione per la professione medica. – commenta la Dottoressa Giovanna Fabbri, dirigente facente funzione dell’Unità Operativa di Medicina Riabilitativa – È stato  gratificante notare come la delegazione ucraina abbia espresso apprezzamento per le nostre strutture ospedaliere e per la qualità delle cure fornite ai pazienti, Questo ha confermato l’impegno dei professionisti italiani nell’eccellenza e nell’innovazione nonostante le sfide che il settore affronta quotidianamente. Spero che questa visita sia solo l’inizio di un lungo percorso di scambi e collaborazione tra i nostri Paesi nel settore della sanità».

«Modena risulta un’eccellenza a livello nazionale e non solo in ambito riabilitativo – chiosa il Direttore Generale dell’AOU, Dottor Claudio Vagnini – e fa solo piacere poter essere protagonisti di percorsi tali da esportare il nostro sapere in altri contesti, in particolar modo quelli bellici come in questo caso specifico. Il nostro più vivo desiderio è che la formazione e la conoscenza in ambito riabilitativo vadano di concerto con il desiderio e l’auspicio di una pace in tempi brevi e duratura. Auguro alle dottoresse Khrystyna Kucher e Svitlana Malaniak il meglio per la prosecuzione delle loro carriere e affinché portino alla loro struttura un valore aggiunto».